Gemmologia
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Lucentezza e brillantezza
La lucentezza di un materiale dipende dalla quantità di luce che è riflessa dalla sua superficie, quindi, in materiali non lucidati artificialmente, dipende dal tipo e dalla regolarità delle superfici stesse.
La lucentezza è una proprietà naturale dipendente dalla struttura atomica, ma, nel caso di gemme sfaccettate, dipende essenzialmente dal processo di lucidatura.
Questa, molte volte, fa in modo che non si possa apprezzare bene la lucentezza naturale: quindi, come mezzo diagnostico, la lucentezza può essere usata solo con cautela.
La brillantezza di una gemma è una misura della quantità di luce che essa riflette in direzione dell'osservatore. Le faccette delle gemme sono tagliate in modo che la luce incidente sia riflessa internamente e sia rimandata all'osservatore sotto forma di una miriade di raggi scintillanti.
L'effetto dipende dalla rifrazione che la luce subisce nell'entrare nella gemma, ma è enormemente importante l'angolo di taglio dato alle faccette. Se la combinazione degli angoli non si adatta bene al potere rifrattivo della gemma, la luce non è riflessa direttamente verso l'osservatore, ma è dispersa in direzioni sbagliate o, addirittura, passa attraverso la gemma.
Questa risulta allora “morta" o senza vita. Quando la parte centrale di una gemma manca di brillantezza, si usa dare alla pietra il nome di "occhio di pesce".
I fattori che determinano la brillantezza di una gemma comprendono: l'angolo delle faccette, la trasparenza e le proporzioni della gemma, e la perfezione della lucidatura delle superfici delle faccette. Per proporzioni di una gemma si intendono lo sviluppo relativo della corona, cioè della parte superiore, dei padiglione, parte inferiore, e il diametro, misurato in corrispondenza della cintura.
Il diametro della tavola, cioè della faccia superiore più grande, è anche molto importante, come pure il rapporto tra diametro e altezza totale della gemma.
Brillantezza e dispersione assumono importanza fondamentale nel caso del diamante.
Per secoli il taglio del diamante è stato basato sull'intento di mantenere le dimensioni più grandi possibili: ora, invece, molti laboratori applicano criteri rigorosamente scientifici di taglio.
Di solito si sacrifica un po' la brillantezza, durante il taglio, per ottenere il massimo di dispersione possibile e viceversa.
Il taglio ottimale è quello che riduce il più possibile entrambe le proprietà: di qui la costante ricerca delle proporzioni ideali del taglio del diamante.