Fede, magia, scienza; terapia mistica, terapia magica, terapia fisica; fiducia in potenze extra naturali e fiducia nell’azione della materia, tutto si ritrova mescolato in intimo modo nella vita che le pietre, i minerali e le gemme, ebbero nella mentalità dei nostri predecessori.
Sicuramente vi è stato un profondo rapporto tra l’uomo primitivo e le gemme, specie nei rituali religiosi e nell’uso ornamentale. La storia documenta l’uso mistico ed artistico delle pietre nelle prime grandi civiltà da Babilonia a Roma. Notevole la citazione di gemme nella Bibbia.
Schema storico
6000 ANNI A.C.
- Gli uomini dall'età del calcolitico - o "Età del Rame“- appresero l'uso di metalli.
4500 ANNI A.C.
- A Tell-i-Bakun (Iran) l'industria gemmaria locale tagliava il lapislazzuli in vaghi poliedrici cubici a spigoli smussati.
2000 ANNI A.C.
- Gli egiziani sono i primi ad imitare artificialmente gemme e pietre dure.
1000 ANNI A.C.
- Nasce il primo lapidario. I lapidari sono opere che si occupano delle pietre e delle loro molteplici qualità. Il più vecchio lapidario noto è Assiro.
ARISTOTELES DI STAGIRA (384-322 A.C.)
- Fa la prima distinzione tra metalli e "fossili" (rocce e minerali non metallici).
THEOPHRASTUS DI ERESUS (372-288 A.C.)
- Pubblica il suo famoso "Perì Lithon“, la prima descrizione sistematica di minerali, terre e rocce (65 termini).
PLINIO IL GIOVANE (23-79)
- Pubblica la sua "Storia Naturale" in 37 volumi, una compilazione scientifica nella quale il 37° volume è dedicato alla mineralogia (metalli, marmi e pietre decorative, minerali e gemme). Plinius è morto mentre osservava il Vesuvio in eruzione.
DIOSCORIDES PEDANIUS (60-120), DA ANAZARBA (ASIA MINORE)
- Pubblica "Materia Medica" nel quale elenca 200 tra pietre utili e gemme.
JABIR BEN HAYYAN NELL’VIII SECOLO SCRIVE “IL LIBRO DELLE PIETRE”.
MARBODO VESCOVO DI RENNES (1067-1081)
- pubblica il lapidario per eccellenza, scritto in esametri latini, e tradotto in provenzale, francese, italiano, spagnolo, irlandese, danese ed ebreo.
AHMED BEN JUSSUF AL TEIFASH (1242),
- un mercante arabo scrisse un trattato - Fior di pensieri sulle pietre preziose - nel quale per la prima volta in occidente vengono citati i loro prezzi sui mercati del Medio Oriente
DAL QUEL MOMENTO IN POI COMINCIANO I LAPIDARI MEDIEVALI
La Preistoria
Una delle prime gemme utilizzate addirittura dal periodo neolitico fu il lapislazzuli. Da Mehrgarh in Pakistan, nella valle dell’Indo, provengono vaghi di lapislazzuli associati a turchese, rinvenuti in contesti databili a circa 7000 anni a.C.
In Iran, presso Tell-i-Bakun, circa 4500 anni a.C. l’industria gemmaria locale tagliava il lapislazzuli in vaghi poliedrici cubici a spigoli smussati. In Mesopotamia a Tepe Gawra, centro della cultura Ubaid; il lapislazzuli faceva la sua comparsa, insieme a turchese, ametista e berillo, nel 4500 a.C. sotto forma di vaghi lavorati sul posto.
Dal 3000 al 2000 a.C. qui fiorì la civiltà Sumera la cui tecnologia avanzata e la passione per l'ornamento della persona sono testimoniate dal tesoro di oro e gemme trovato ad Ur tra il 1922 ed il 1934 dall'archeologo inglese Sir Leonard Woolley (1880-1960).
I minerali trovati nelle tombe erano prevalentemente oggetti di lapislazzuli, corniola ed agata.
Babilonia
Al tempo di Mitridate esisteva in Babilonia un uomo di nome Zachelias che scrisse per quel Re un libro in cui si attribuiva alle gemme il destino degli uomini. Sia gli Assiri che i Babilonesi usavano piccoli cilindri di pietra o di minerali sui quali erano incisi gli emblemi, i simboli, i nomi che avevano prescelto come contrassegno personale.
Egitto
Gli egiziani rivolsero la loro attenzione alle pietre preziose studiandole sotto tutti i punti di vista. Essi, però, sono celebri nella storia della gemmologia perché furono i primi ad imitare artificialmente gemme e pietre. Gli Egiziani attribuivano alle gemme virtù soprannaturali ed un riflesso sulla virtù esoterica delle gemme, o per lo meno l’alto valore simbolico che gli Egiziani attribuivano alle gemme, l’abbiamo nel Libro del Levitico, dove è detto che il Signore ordinò il numero e la qualità delle pietre che dovevano ornare il razionale del Gran Sacerdote. E’ probabile che in quel libro di Mosè si rispecchino nozioni egiziane portate dal legislatore, nato ed educato alla corte dei Faraoni. La fama maggiore degli Egiziani è dovuta però alla glittica che si diffuse, poi, a Micene, a Creta, in Grecia e presso gli Etruschi. Glittica a forma cilindrica a cui si associa lo scarabeo, una pietra ovale, con la figura dello stercorario sacro, simbolo del Dio Sole, motivo che fu poi assunto sia dai Greci che dagli Etruschi. Gli scarabei egiziani erano di solito scolpiti in una materia tenera, di aspetto simile alla maiolica, di colore azzurro o verde azzurrognolo, che si suole chiamare porcellana egiziana; altri sono di vetro azzurro scuro trasparente. Sono una rarità sigilli in zaffiri, smeraldi, rubini o in altre pietre dure.
Grecia periodo miceneo
Le gemme sono usate come amuleti o come ornamenti e non come sigilli. La forma muta e le pietre hanno forma lenticolare o allungate, incise o lisce, forate per poterle portare. E’ di questa epoca la scoperta delle figure di piante come ornamento. La pietra più usata è la steatite, ma i migliori lavori sono in pietre dure (calcedonio, agata, quarzo cristallo di rocca ecc.).
Troia
Perle e lastrine di corniola, lapislazzuli e ambra. Decadenza sino al 7 secolo a.C.
Alessandro il Grande
Al tempo di Alessandro il grande l'arte micenea viene superata. Sino a quel tempo, infatti, le figure erano intagliate in incavo; da allora si cominciarono a trovare le prime pietre con le figure in rilievo, cioè i primi cammei, ottenuti traendo profitto dalle zonature delle pietre e dall’alternanza dei colori. Il più grande dei lavori di questo genere è la cosi detta Tazza Farnese. Nello stesso tempo cominciano ad essere usate le vere gemme, trasparenti, durissime quali il granato (chiamato anticamente giacinto), il berillo, il topazio. Le pietre venivano lavorate in forma convessa. Secondo Strabone gli Indiani adornavano con gemme coppe, vasi e tavolini.
Roma
Dall'oriente questo uso arrivò a Roma, dove le gemme vennero usate per oggetti di ogni genere, introducendo in ciò un lusso inaudito. Ai cammei lavorati in forte altorilievo si uniscono i lavori in pietre dure a tutto rilievo.
Secolo XII
Durante questo secolo, inizia il taglio a faccette, ma la scoperta della più perfetta forma di lavorazione a faccette. È importante notare che il taglio conosciuto oggi con il nome di taglio a brillante si ebbe solo intorno al XVI secolo. Visto l'uso e la diffusione delle gemme non c'è da sorprendersi pertanto che la versione della Bibbia di Re Giacomo contenga più di 1700 riferimenti alle gemme chiamate con 125 nomi diversi.
Rinascimento
Durante questo periodo si ebbe il nuovo risorgere della glittica, ma non sfortunatamente si raggiunse la finezza artistica dei tagliatori di Alessandria.
Le gemme nella bibbia
[10] L'angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio.
[11] Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino.
[12] La città è cinta da un grande e alto muro con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d'Israele.
[13] A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad occidente tre porte.
[14] Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell'Agnell.
15] Colui che mi parlava aveva come misura una canna d'oro, per misurare la città, le sue porte e le sue mura.
[16] La città è a forma di quadrato, la sua lunghezza è uguale alla larghezza. L'angelo misurò la città con la canna: misura dodici mila stadi; la lunghezza, la larghezza e l'altezza sono eguali.
[17] Ne misurò anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia, secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall'angelo.
[18] Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo.
[19] Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffiro, il terzo di calcedonio, il quarto di smeraldo,
[20] il quinto di sardonice, il sesto di corniola, il settimo di crisolito, l'ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisoprasio, l'undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista.
[21] E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.
Scritto da: Odino Grubessi