Introduzione
Al pari di altre gemme, anche l’ambra è penalizzata dal mercato fraudolento, e surrettiziamente parallelo, della contraffazione; in altri termini: viene falsificata.
Questo articolo tratterà di materiali artificiali, sintetici e naturali che vengono venduti come ambra; ma non lo sono!
I materiali che meglio si predispongono alla falsificazione dell’ambra sono, sia per la loro modellabilità sia per la loro densità, alcune resine sintetiche e artificiali, polimerizzate, ovvero: le materie plastiche. Vengono utilizzate, inoltre, resine naturali non fossilizzate (o “immature”).
È doveroso premettere che la casistica enunciata si rifà, principalmente, a fenomeni appartenenti al mercato italiano ed è integrata, a completamento, da riscontri effettuati dagli autori in importanti Fiere internazionali quali Monaco di Baviera e Tucson (negli Stati Uniti).
Brevi cenni sulle principali materie plastiche utilizzate come falsi di Ambra
In questa sede verranno trattate unicamente le materie plastiche utilizzate, più comunemente, come falsi di ambra.
Qui a seguito ci sembra utile porre un rapidissimo e sintetico richiamo sulle materie plastiche.
Materiali ottenuti artificialmente tramite processi di polimerizzazione (resine sintetiche) oppure per trasformazione di polimeri naturali (resine artificiali).
A seconda delle loro proprietà termiche vengono suddivise in:
- termoplastiche, perdono la plasticità acquisita con l’aumento della temperatura in maniera reversibile;
- termoindurenti, perdono la loro plasticità in maniera irreversibile.
All’esame microscopico un utilissimo elemento diagnostico, per distinguere le materie plastiche dall’ambra naturale, è dato dalle linee di flusso:
- estremamente vorticose nelle plastiche (per le rapide colate negli stampi);
- molto più regolari (talvolta addirittura orientate) nelle ambre naturali (la resina essudava dagli alberi, e solidificava, lentamente).
La valutazione dei parametri di densità relativa, indice di rifrazione e test alla punta calda è sufficiente per distinguere tra di loro le diverse plastiche utilizzate come falsi di ambra.
Celluloide
- Resina artificiale termoplastica ottenuta “gelatinizzando” nitrato di cellulosa con alcol e canfora (F.lli Hyatt, 1870). Utilizzata per falsi di ambra traslucidi e/o opachi.
- Densità: 1,37 – 1,43
- Indice di rifrazione: 1,49 – 1,52
- Test punta calda: marcato odore di canfora.
Bachelite
- Resina sintetica termoindurente sintetizzata condensando formaldeide e fenolo (L.H. Baekeland, 1909).
- Densità: 1,26 – 1,28 (circoscritta a quella utilizzata per falso di ambra)
- Indice di rifrazione: 1,64 – 1,66
- Test punta calda: tipico odore di “manico di pentola bruciato” (l’odore del fenolo).
Metacrilato e polimetacrilato (noto come “plexiglass” o “perspex”)
- Resine sintetiche termoplastiche trasparenti e incolori; come falsi d’ambra vengono sottoposte a tintura.
- Densità: 1,16
- Indice di rifrazione: 1,52
- Test punta calda: acre odore di frutta.
Polistirene
- Resina sintetica termoplastica di colore bianco, ottenuta dalla polimerizzazione dello stirolo. Viene sottoposta, per falsi di ambra, a trattamento di colore.
- Densità: 1,05
- Indice di rifrazione: 1,55 – 1,57
- Test punta calda: acre odore di profumo.
Poliestere
- Resina sintetica termoindurente ottenuta tramite una reazione chimica specifica (esterificazione) tra acidi polibasici e alcoli polidrati. È trasparente ed è molto simile all’ambra.
- Densità: 1,20 – 1,23
- Indice di rifrazione: 1,50 – 1,57
- Test punta calda: acre odore di fiori.
- I falsi di ambra in poliestere, prodotti in Germania durante gli anni ’50 da W. Gebhardt, sono noti col nome di “bernat” o “bernit”.
Altri materiali utilizzati come falsi di Ambra
Polybern
Costituito da una
miscela di poliestere (poly) e
frammenti di ambra (Bern–stein significa ambra in tedesco).
Il materiale, impropriamente chiamato “
ambra sintetica”, veniva prodotto, tra gli anni
’60 e la metà degli anni
’80 nella vecchia
DDR (Germania Est).
Diagnostiche sono la densità, 1,14 – 1,15, e lo spettro di assorbimento all’infrarosso.
Durante la metà degli anni
’90 comparve sul mercato italiano, proveniente dalla
Polonia e dalla
Lituania, un “
polybern povero”: percentuale più alta di poliestere e, invece, percentuale minore di ambra naturale (in questo caso: polvere di ambra; densità, 1,24).
Resina naturale non fossilizzata (o “immatura”)
È doverosa una premessa: nel
1997 K.B. Anderson ha pubblicato, per la comunità scientifica, la proposta di una nuova tassonomia delle
resine naturali non fossilizzate (o “
immature”), basata su una scala temporale, estrapolata da datazioni al radiocarbonio (14C).
La scala è suddivisa in:
- resina recente, 0 – 250 anni;
- resina non recente-non fossilizzata, 250 – 5000 anni.
In questa scala la
copale (
resina semifossile) partirebbe da
5000 anni. Questa nuova nomenclatura, secondo noi, ha una sua logica e ragion d’essere.
Veniamo adesso al nocciolo. Dai primissimi anni del
2000 si sta espandendo, a livello internazionale, un nuovo tipo di
contraffazione dell’ambra; si tratta della vendita di
resine naturali non fossilizzate proposte come ambre oppure surrettiziamente inserite all’interno di lotti di ambra. Attualmente il materiale di questo tipo più diffuso proviene dalla
Colombia e dal
Madagascar.
Per inciso ricordiamo che l’ambra di interesse gemmologico ha una età variabile
tra i 45 e 10 milioni di anni!
Facciamo un po’ di chiarezza.
Il materiale proveniente dal Madagascar secondo J. I. Koivula e M. Tannous, 2001, in accordo con F. Pezzotta (comunicazione personale), avrebbe una età ascrivibile
tra 1000 e 100 anni.
Il materiale proveniente dalla Colombia, invece, avrebbe un’età ascrivibile ad un periodo che va
da 500 a 80 anni.
Questa datazione proviene dalle analisi di datazione al radiocarbonio (14C) effettuate da
G. O. Poinar, 1996, su alcuni campioni della Colombia, integrate successivamente da analisi di risonanza magnetica al carbonio 13 (13C) (J. B. Lambert) a cui sono seguite analisi paleobotaniche e paleoentomologiche sulle inclusioni presenti all’interno (D. Bright). Questo dato coincide con la datazione al radiocarbonio effettuata da
D. Schlee, 1984: età inferiore a
250 anni.
L’ambra, per definizione, deve il suo valore anche alla età geologica e temperatura di rammollimento (completo: tra 250°C e 380°C).
La resina naturale non fossilizzata ha una temperatura di rammollimento, completo, sotto i 150°C: si rammollirebbe mentre la signora scola la pasta!
Diagnostica è la reazione al solvente (per 30 secondi). L’ambra è insolubile a etanolo, etere etilico e acetone. Questo tipo di resine (e copali) sono totalmente solubili.
L’ambra è una resina polimerizzata quindi fossile; la resina “immatura” non ha completato il ciclo di polimerizzazione e quindi non è un fossile.
Riteniamo importante mettere in guardia i gioiellieri da eventuali acquisti di queste resine “immature”, comunemente note come copali: la loro bassissima temperatura di rammollimento rende il materiale estremamente vulnerabile a qualsiasi fonte di calore (addirittura ai faretti delle vetrine!).
Ambra pressata (o ricostituita)
Prodotta per la prima volta da
W. Stantien e M. Becker nel 1870. È costituita da
frammenti di ambra naturale riscaldati a una temperatura tra
200°C e 220°C (per avere un parziale rammollimento) e sottoposti infine a una
pressione di 40/50 atmosfere.
L’ambra pressata di “prima generazione” è prodotta in barre e/o cilindri. Il colore, generalmente, è
arancio-brunastro, semitrasparente.
Tipico di questa contraffazione è un sistema di fitte nervature, dalla tonalità brunastra, distribuite arealmente. A occhi poco esperti queste nervature possono apparire come inclusioni organiche dell’ambra naturale (ambra “muschiata”): ma non lo sono!
Diagnostica per il riconoscimento è una attenta analisi sotto la
lampada di Wood (
UV onde lunghe); a differenza dell’
ambra naturale “
contaminata” (o ”
muschiata”), contraddistinta da una fluorescenza, generalmente, di colore omogeneo in superficie, l’ambra pressata rivela, in maniera evidente, una fitta trama di nervature di tonalità più scura in superficie, alternata da aree dalla tonalità più chiara.
Principali linee guida dei falsi di Ambra
La falsificazione dell’ambra si canalizza su cinque linee guida principali.
Ognuna di queste ha, come segno distintivo, una “caratteristica tipo” di un settore del mercato dell’ambra.
1) Falso di ambra mirato a sostituirsi all’ambra del Baltico chiarificata e trattata termicamente.
Molto diffuso durante gli anni ’90 (anni del boom dell’ambra) si autocertifica ostentando dischi piatti (simulano i cracks da disidratazione per trattamento termico) che, però, a differenza degli originali, non sono raggiati.
2) Falso di ambra mirato a sostituirsi all’ambra (senza particolari distinzioni geografiche) con presenza di “contaminazioni” organiche (ambra “muschiata”).
Un falso rappresentativo di questa categoria è una resina sintetica, diffusa durante gli anni ’90, con, all’interno, brandelli sparsi di tessuto bruciato.
L’ambra pressata (o ricostituita), con il suo caratteristico sistema di nervature di colore brunastro, è ascrivibile a questa categoria.
3) Falso di ambra mirato a sostituirsi all’ambra con inclusioni biologiche (raramente vegetali).
Questi falsi sono caratterizzati, generalmente, dall’assoluta trasparenza dei campioni e dalla presenza di insetti o di vertebrati molto grandi (> 15 mm) posti al centro del campione stesso. Elemento di sospetto è la tonalità del colore appartenente, talvolta, all’inclusione stessa. Nell’ambra naturale, invece, il lungo processo di polimerizzazione contribuisce, nel tempo, a modificare completamente, il colore originario, in un monocorde: marrone, brunastro o nero.
Inoltre, la presenza di ali, zampe, code ecc., vicino all’inclusione, rappresenta un segnale di autenticità: l’organismo incluso li potrebbe avere persi mentre, divincolandosi, cercava di liberarsi dalla resina che lo avvolgeva.
Questi “falsi con inclusioni biologiche” vengono proposti principalmente in Asia Sudorientale, Repubblica Dominicana, Messico, Stati Uniti e Cina. Rarità quali geco, rana, lucertola, scorpione ecc. vengono vendute a prezzi relativamente economici. Diagnostici sono i già citati parametri identificativi delle materie plastiche, comparati con quelli dell'ambra.
4) Falso di ambra mirato a sostituirsi all’ambra (presunta e/o vera) di interesse antiquario e etnologico. Nell’attuale Regno Unito, durante la fine del XIX secolo (il cosiddetto periodo Vittoriano), nacque la moda di confezionare collane di “ambra” costituite in realtà generalmente da celluloide. Successivamente, agli inizi del XX secolo (periodo Edoardiano) vennero promosse, oltre alle già note collane di celluloide, collane con bachelite oppure con entrambe.
Era la moda di allora: le materie plastiche rappresentavano il nuovo, il moderno e l’alta società le ostentava; la collana di ambra naturale, all’epoca, rappresentava il passato.
Oggi, invece, alcune collane Vittoriane ed Edoardiane di “ambra” rappresentano un bene di valore antiquario, non certo gemmologico.
Recentemente sono comparse sul mercato finte collane Vittoriane e/o Edoardiane false per due motivi:
a) non sono antiche bensì recenti;
b) non sono in ambra (come d’altronde non lo erano alcune collane Vittoriane e/o Edoardiane).
Altro filone è quello etnologico.
I Berberi del Nordafrica occidentale usavano (e tuttora usano) fare collane con diverse materie plastiche, resine “immature” e, talvolta, anche ambra. Questo tipo di collane in “simil-ambra”, costituite per la maggior parte da falsi di ambra, assieme ad altri monili e a rosari musulmani provenienti da altre aree geografiche, se certamente autoctone, rappresentano un bene di valore etnologico, non certo gemmologico (quando con plastiche e/o resine “immature”).
Ed è sulla scia del settore etnologico genuinamente autentico che, dalla fine degli anni ’80, sul mercato italiano, sono apparse collane “finto etniche” (in quanto non autoctone). Questo tipo di collane (e monili vari) è costituito, sempre, da materie plastiche varie.
Le più o meno fantasiose denominazioni attribuite, sono: “afghane”, “africane”, “bambara” (del Mali), “etiopi”, “nordafricane”, “pakistane”, “sahariane”, “somale”, “tibetane”, “turche” e “yemenite”.
Tutte proverrebbero da un continente e paesi/aree geografiche dove, oltretutto, non esiste un’ambra autoctona; vendute, però, come se fossero in… “ambra”!
Quindi, un po’ come per il “finto Vittoriano” è sorto il filone “finto etnico” con tutti gli annessi (come ad esempio il trattamento di “antichizzazione”).
A latere, una curiosità/puntualizzazione: alcune ambre “somale” e “yemenite” degli anni ’80 in realtà erano in ambra baltica: esistevano le basi militari sovietiche in Corno d’Africa e nello Yemen del Sud.
5) Falso di ambra mirato a sostituirsi all’ambra da collezione.
La diffusione, dai primi anni del 2000, di resine naturali non fossilizzate (o “immature”) si rivolge a collezionisti di “ambra a buon mercato” che, in buona percentuale, sono interessati alle loro inclusioni biologiche. Correntemente è nota come copale. Si tratta invece di un falso di ambra vero e proprio quando viene venduta come ambra.
Ricordiamo che anche se il materiale è naturale: la resina naturale “immatura” non è un fossile e non è idonea all’uso in gioielleria.
Conclusioni
Riteniamo che, sul “campo” (ovvero in condizioni di non totale fiducia), ricordando che
l’ambra ha un odore resinoso-acre, la prova più immediata per distinguere l’ambra naturale da una plastica sia, se concessa dal rivenditore, il test della punta calda (un ago rovente apposto in una zona poco visibile).
La richiesta stessa otterrà l’effetto di apparire, comunque, non del tutto sprovveduti agli occhi del rivenditore, quindi meno vulnerabili.
Riguardo al dubbio che possano essere
resine naturali non fossilizzate, consigliamo di richiedere
l’esatta provenienza al rivenditore. Ricordiamo infatti che esistono le ambre mesoamericane (messicane e dominicane) ma non esistono né le ambre sudamericane (ad esempio colombiane e/o brasiliane) né le ambre africane (ad esempio malgasce).
Una volta assodato che il mercato dell’ambra faccia gola anche ai falsari, riteniamo sia fondamentale disertare qualsiasi mostra dove, per statuto, “sia concessa l’esposizione di materie plastiche, se dichiarate come tali”. Purtroppo questa realtà esiste; questa realtà non ci appartiene!
L’evoluzione dei falsi di ambra è tale che nel campo dell’ambra pressata si sia già arrivati alla seconda, e oramai terza, generazione (a causa di… “incroci pericolosi” con alcune resine naturali non fossilizzate). Riteniamo sia doveroso, seguire scrupolosamente questo fenomeno nocivo, attivando una autodifesa contro una potenziale piaga per il mercato della gioielleria con ambra.
A consolazione, per concludere, diciamo con certezza che il falso di ambra non è assolutamente in grado di “imitare” la
marcata fluorescenza (con gli splendidi riflessi verde-azzurri alla luce diurna) dell’ambra mesoamericana e siciliana.
Ringraziamenti e bibliografia
Ringraziamenti
Importante sottolineare che alcuni campioni sono stati concessi in prestito temporaneo dal CISGEM (Centro Informazione e Servizi Gemmologici). Ricordiamo inoltre che a questi stessi campioni il laboratorio del CISGEM ci ha allegato alcuni significativi dati diagnostici.
Un particolare ringraziamento a Giuliano Radice del CISGEM per la sua attenta e competente selezione bibliografica.
Un sentito ringraziamento a Enrico e Flavio Butini dell’IGN (Istituto Gemmologico Nazionale) per il loro importante lavoro di analisi integrativa.
Per concludere ringraziamo il Prof. Eugenio Ragazzi per la sua, come sempre ottima, selezione bibliografica e Adriano Boschini per la ultima e utilissima analisi integrativa.
Scritto da: Giovanni Luca Cattaneo e Flavio Talami
Tratto da: Rivista Gemmologica Italiana 3/2008
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