Scienza e Curiosità - Il pesaggio carsico

Paesaggio Carsico e forme epigee

Paesaggio Carsico e forme epigee
Il paesaggio carsico, la cui forma più tipica è la dolina, è caratterizzato dall'assenza pressoché totale della rete idrica superficiale, dalla presenza di punti di perdita nel sottosuolo delle acque meteoriche (inghiottitoi) e dalla venuta a giorno di acque sotterranee sotto forma di condotti sorgentizi.

In generale la circolazione idrica sotterranea nei terreni carsici si sviluppa in una rete più o meno diffusa di discontinuità strutturali, quali faglie e diaclasi, generatisi nelle rocce a causa di deformazioni di natura tettonica.
Il paesaggio carsico si differenzia da tutti gli altri per il suo spessore verticale: dall'alto verso il basso si possono individuare conche chiuse, inghiottitoi, pozzi, gallerie, cavità di sbocco.

Nella classificazione delle forme carsiche è utile distinguere:
  1. forme di superficie o epigee 
  2. forme profonde o ipogee
  3. Esistono comunque dei rapporti funzionali strettissimi fra i due gruppi.

Forme epigee

Forme epigee
Esiste una vasta gamma di forme carsiche di superficie dalle dimensioni molto diverse, comprese fra pochi millimetri e parecchi chilometri.
Si suole distinguere le forme minori o microforme, con dimensioni da centrimetriche a metriche, dalle macroforme di dimensioni più che decametriche.

Microforme

Microforme
In genere le microforme sono speciali sculture in roccia provocate dalla corrosione, che nella letteratura internazionale hanno assunto i nomi quali Karren (campi solcati) e pot-holes (buche profonde).

Sono il risultato di processi di soluzione avvenuti sulla roccia nuda o al di sotto di una copertura parziale (Karren semiliberi) o totale (Karren coperti) di suolo con vegetazione.

Macroforme

Macroforme
Fra le macroforme carsiche la più tipica è la dolina, parola di origine slava che significa valle.
Essa è una conca chiusa, un bacino che si riempirebbe d'acqua a originare un laghetto se le pareti ed il fondo fossero impermeabili. Le dimensioni sono comprese per il diametro fra i 10 e i 1000 metri e per la profondità fra i 2 e i 200 metri. La forma in pianta può essere circolare, ellittica o irregolare.
 
Macroforme carsiche chiuse molto grandi, di dimensioni chilometriche, sono i polje. Un polje tipico presenta un fondo piano ed orizzontale e versanti relativamente ripidi.
Come grandi forme carsiche vengono classificati anche certi tipi di valli. Un tipo di valle abbastanza frequente nei calcari è la gola o canyon carsico; si tratta di profonde forre dai ripidi versanti in roccia, il cui fondo può essere percorso da un fiume oppure asciutto.

Cavità sotterranee

Le cavità sotterranee possono essere di vari tipi:

  • cavità suborizzontali (gallerie);
  • cavità ad asse di allungamento inclinato;
  • cavità subverticali (pozzi e abissi).
Tutte queste cavità a loro volta possono essere: 
  • cavità praticamente prive d'acqua;
  • cavità che possono diventare temporaneamente asciutte o inondate;
  • cavità sempre piene d'acqua.

In base all'osservazione diretta si è rilevato che normalmente all'interno di un massiccio carsico, dall'alto verso il basso, si passa da cavità piuttosto asciutte verso cavità via via più ricche d'acqua, fino a cavità permanentemente allagate.

I principali processi che intervengono nella formazione delle cavità sotterranee sono:

  1. L'azione delle soluzioni acquose, con la loro capacità di esercitare la corrosione sui calcari e di ridepositare carbonato di calcio in forma di concrezioni.
  2. L'azione dell'acqua in quanto opera un'erosione meccanica sul letto dei ruscelli o fiumi sotterranei ed inoltre esercita il trasporto e il deposito di materiali (ghiaie, sabbie, argille).
  3. L'azione della gravità, che determina crolli dalle volte e dalle pareti di cavità già formate; ne risultano ammassi di detriti, spesso di grossi blocchi, sul fondo di molte caverne.

Senza dubbio i depositi di grotta più noti e caratteristici sono le concrezioni calcaree che abbondano soprattutto nelle grotte delle regioni temperate e calde, mentre mancano quasi completamente nelle grotte delle regioni fredde.

Le forme concrezionali più comuni sono:

  • le stalattiti, forme cilindriche o coniche pendenti dal soffitto, spesso sottili e talora lunghe parecchi metri;
  • le stalagmiti, forme più tozze che si accrescono verso l'alto a partire dal pavimento raggiungendo altezze di 30-40 m;
  • le colonne, che derivano dalla fusione di una stalattite con una stalagmite;
  • le croste concrezionali, che ricoprono le pareti dei vani, e si prolungano sul pavimento di questi con l'aspetto di colate.

Una stalattite comincia a formarsi come un sottile tubicino di calcite; l'acqua che fuoriesce da una fessura della volta scorre all'interno del tubicino e cade goccia a goccia dall'estremità.
Mentre si forma la goccia la soluzione risente della scarsa pressione parziale di CO2 nell'atmosfera della grotta, e libera questo gas facendo precipitare CaCO3. La calcite si deposita sull'orlo del tubicino come un anellino di tanti piccoli cristalli.

Col tempo l'estremità del tubicino si ostruisce e la soluzione, che fuoriesce da fessure situate in prossimità della base, deposita vari strati concentrici attorno al tubicino iniziale che in questo modo si ingrossa e si allunga; di qui la struttura "a tronco d'albero"delle stalattiti.

Le stalagmiti, che si formano nei punti dove le gocce d'acqua vanno a cadere sul pavimento, più che una struttura concentrica, tipo stalattite, ne presentano una "a cupole sovrapposte".
Poiché le cupole possono prolungarsi ai lati con delle lamine sottili, le forme risultanti sono molto varie e fantasiose.

Forme miste

Forme miste
Il Fiume Timavo sorge in Croazia e per circa 45 km scorre in superficie sopra un terreno formato da suoli impermeabili. Quando giunge a S. Canziano, là dove comincia il Carso di Trieste, esso inizia il suo viaggio sotterraneo.
Scompare una prima volta entrando in un’ampia caverna, poi scompare definitivamente all’interno di un colossale antro sotto una vasta parete rocciosa strapiombante.
Così invisibile, attraverserà tutto il Carso non rivedendo la luce del sole per decine di chilometri , fino a riemergere a S. Giovanni di Duino.

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