Un particolare ritrovamento di acquamarina a Ol Doinyo Lengai (Tanzania)
Un particolare ritrovamento di
acquamarina xenolitica è avvenuto in un lapillo dell’
Ol Doinyo Lengai (Tanzania).
Ol Doinyo Lengai è un cono vulcanico di 2890 metri che si staglia nella savana del nord della
Tanzania, tra il lago
Turkana coperto di fenicotteri rosa e le gole di
Olduvai dove sono stati trovati alcuni dei più antichi fossili umani.
Questo vulcano si trova sul bordo occidentale della grande
Rifty Valley, è estremamente giovane (0,37 milioni di anni) ed è uno dei pochi vulcani attivi di tutta l’Africa.
Il suo profilo è quasi perfetto e come molti vulcani attivi è sacro alle popolazioni locali: i fieri pastori Masai che lo chiamano “
Montagna di Dio”.
Quello che rende strano questo vulcano, è la sua composizione chimica, unica al mondo.
Le lave che sono state eruttate negli ultimi 1250 anni, sono
natro-carbonatiti, nome coniato appositamente per questo vulcano, cioè invece di essere composte di silicati, sono composte da particolari
carbonati anidri di sodio e di
potassio: la
nyerereite, Na
2Ca(CO
3)
2, che prende il nome da
Julius Nyerere, il primo presidente della Tanzania indipendente e la
gregoryite (Na,K,Ca)
2CO
3, che prende il nome da
J. W. Gregory, uno dei primi geologi a studiare la Rift Valley.
Altri componenti della lava sono
halite,
silvite,
fluorite,
neighborite (Na,K)MgF
3.
La sua origine è dovuta molto probabilmente ad immiscibilità liquida con magmi fonolitici o nefelinitici.
Questa lava, eruttata
nera, si idrata rapidamente a contatto con l’atmosfera e nell’arco di poche ore o pochi giorni diventa
bianca.
Così che la montagna spesso sembra incappucciata nella neve come il vicino
Kilimanjaro, che però è alto più del doppio, 5895 m.
Dopo un paio di settimane, la lava bianca si sbriciola in una polvere marrone.
Questa chimica così stravagante è alla base di una fisica ancor più curiosa. La lava è fusa a temperature di circa la metà rispetto alle lave normali.
Sono state misurate temperature tra
540° e 593° C, contro i circa 1100° C dei basalti fusi.
Questo significa che ci si può avvicinare ad una eruzione senza indossare una tuta d’amianto. La bassa temperatura rende la lava fluida, ma non incandescente, quindi di giorno la lava è nera, sembra fango, e solo di notte si vede rossa.
Inoltre la viscosità della lava è bassissima, quindi la lava è molto fluida. L’aspetto di una colata mentre scorre, è quello dell’acqua e anche il rumore sembra quello di un ruscello.
Il risultato è che le colate sono di pochi centimetri di spessore. Molte strutture delle lave hanno affinità con strutture fluviali, come meandri, canali e piccoli delta.
Per la sua bassa pericolosità e l’attività quasi continua, questo vulcano si è convertito in una meta frequentata da studiosi di tutto il mondo.
L’acquamarina è stata trovata da un
Masai in un lapillo di lava sulla sommità del vulcano.
Succede infatti che quando una lava si apre il cammino dalla camera magmatica verso la superficie, debba scavare un condotto di alcuni chilometri.
Le rocce strappate dal condotto vengono trasportate in superficie e sono dette
xenoliti, cioè pezzi di roccia estranei alla lava. Gli xenoliti sono importanti perchè ci dicono che tipi di rocce si trovano sotto il vulcano in zone altrimenti inaccessibili.
Ora, la nostra pietra ci dice che sotto l’
Ol Doinyo Lengai c’è un giacimento di acquamarina!
La certezza del racconto del Masai ci viene dalla inconfondibile composizione della lava che ingloba la gemma.
La
Tanzania negli ultimi anni è stata teatro di molte scoperte gemmologiche importanti ed è oggi una delle più importanti fonti di grezzi da taglio del mondo.
Molti dei giacimenti più importanti si trovano nel nord-est del paese, non distante dall’Ol Doinyo Lengai.
Tanzanite e
tsavorite dalle
Merelani Hills (150 km a sud-est del vulcano),
smeraldi dal
lago Manyara (100 km a sud),
rubino in zoisite da
Longido (80 km a est),
corindoni e granati dalla
Umba Valley,
cromotormalina,
enstatite,
pietra del sole,
opale di fuoco gatteggiante e altre gemme meno famose.
Forse non avremo mai l’opportunità di verificare che tipo di
pegmatiti ci sono sotto l’Ol Doinyo Lengai, nè di sapere se ci sono grandi o piccole quantità di acquamarine di buona qualità, però, come nel caso dell’acquamarina recentemente scoperta in Colombia (Riv. Gemmol. Ital., N. 1 Vol. 2, pag. 72), i cacciatori di grezzo da taglio sono avvertiti.
Scritto da: Marco Campos Venuti