Una pietra riappare sul mercato: la "Tiffany Stone" dalle Spor Mountain, Utah
Nello
Utah occidentale, vicino alla
Thomas Range, celebre per i suoi berilli rossi e i topazi, si sviluppano le
Spor Mountain dove si trova una pietra unica al mondo e poco conosciuta fuori dagli Stati Uniti, detta “
Tiffany Stone”.
Si tratta di un materiale screziato di bianco e viola con macchie di varie tonalità di rosa, rosso, arancio e giallo.
È una miscela di
opale,
fluorite,
bertrandite e
calcedonio con
calcite e
ossidi di manganese.
Un nuovo ritrovamento di
Tiffany Stone ripropone sul mercato una pietra che mancava da anni a causa di una disputa con la compagnia mineraria che gestisce l’estrazione del berillio.
Aspetto
Nel complesso risulta una pietra dura per la lavorazione di cabochon o di oggeti anche di grosse dimensioni come sfere o fermalibri.
La varietà dei
pattern presenti vanno da viola omogeneo o sfumato con altri colori, a brecciato con venette di
calcedonio, a
dendritico per la presenza di
ossidi di manganese, a sagenitico per la presenza di inclusioni fibrose.
In lastre è una delle più apprezzate “
picture stone” dando splendidi paesaggi o figure astratte.
Si trova in noduli, di alcuni kg fino a un massimo di 50 kg, all’interno di un livello di tufi riolitici bianchi detto “
beryllium tuff”.
Questi noduli sono il risultato dell’alterazione di frammenti di calcare paleozoico strappati durante l’eruzione dal condotto vulcanico e messi in posto assieme alle pomici del tufo.
L’alterazione di questi frammenti si sviluppa con la lisciviazione della componente carbonatica a favore dell’assorbimento di
silice (opale e calcedonio), di
fluorite, di
bertrandite (Be
4Si
2O
7(OH)
2) e di
manganese, tutti allo stato microcristallino.
Nei noduli meno alterati si riconoscono al centro residui della componente carbonatica, poi verso l’esterno una fascia di
calcedonio e infine una crosta di
opale con
fluorite e
bertrandite.
Geologia
Un’intensa attività vulcanica, iniziata attorno a 42 milioni di anni fà, caratterizza tutta l’area con abbondanti lave e tufi riolitici.
L’attività vulcanica raggiunse il suo culmine circa 39 milioni di anni fa con il collasso di tre caldere allineate in un trend est-ovest: la caldera Desert, la Keg e la Thomas. Quest’ultima è centrata nella Dugway Valley ed è cinta ad ovest dalle Spor Mountain costituite essenzialmente da calcari paleozoici (dall’ordoviciano al devoniano).
Queste caldere vengono poi attivamente dislocate da una tettonica di tipo basin and range, cioè con dislocamento laterale che produce compressioni e distensioni a piccola scala. Questa attività è responsabile dell’apertura di lacerazioni crostali a piccola scala con fuoriuscita di magmi riolitici alti in silice estremamente differenziati, ricchi in topazio e altri elementi litofili (cioè quegli elementi che non entrano nel reticolo dei minerali costituenti le rocce basiche o intermedie e si ritrovano accumulati in quei magmi che hanno stazionato a lungo in camere magmatiche superficiali).
Due sono le più importanti eruzioni in questo contesto, quella delle Spor Mountain con la deposizione del beryllium tuff (21 milioni di anni) e quella delle Topaz Mountain (6-7 milioni di anni).
Questo tipo di vulcanismo induce forti anomalie termiche in aree estese, per tempi molto lunghi anche dopo la fine dell’attività vulcanica. Questo innalzamento delle temperature è responsabile di sistemi idrotermali e campi geotermici di fumarole che lisciviano elementi dalle rocce e li mettono in circolazione.
I tufi, estremamente abbondanti, essendo molto porosi sono ottimi recettori di questi fluidi e quindi potenziali rocce madri di giacimenti minerari, in questo caso di fluorite, bertrandite e occasionalmente uranio. I depositi di fluorite sono generalmente localizzati in camini di brecce, l’uranio invece si concentra in una lente di brecce basali (Yellow Chief Mine) e la bertrandite è disseminata all’interno del beryllium tuff, uno strato di tufi molto esteso di circa 50 metri di spessore, ma soprattutto concentrato nella sua parte superiore.
L’eruzione dei tufi venne seguita dalla messa in posto di una spessa colata riolitica.
I
tufi coprirono tutta la topografia preesistente, ma vennero maggiormente accumulati in un sistema di paleovalli orientate NE-SO.
Datazioni radiometriche (K. R. Ludwig et al, 1980) indicano che la formazione dei noduli nel
beryllium tuff è cominciata subito dopo la messa in posto dei tufi ed è continuata per oltre 10 milioni di anni. L’origine del
berillio, la
fluorite e
l’uranio che hanno mineralizzato il
beryllium tuff è da ricercare nei gas che esalavano dal magma che si trovava sotto la caldera
Thomas e che circa 14 milioni di anni più tardi darà luogo alla
Topaz Mountain Rhyolite.
La
Topaz Mountain Rhyolite è una sequenza di colate, tufi e domi lavici di riolite alcalina ricca in topazio primario deposto da fase gassosa nelle cavità della lava assieme a
berillo rosso,
bixbite e
granato.
Negli
Spor Mountain la
Topaz Mountain Rhyolite poggia direttamente sopra al
beryllium tuff (Lindsey, 1999).
Scoperta della Tiffany Stone
Il nome “
Tiffany Stone” pare le fu dato da un collezionista e promotore di questa gemma,
Tod Harris della vicina città di
Delta.
Sul perchè abbia scelto questo nome, c’è un totale mistero. Si dice fosse il nome di una fidanzata.
Ad ogni modo la omonimia con la nota casa di gioielli che più volte ha pubblicizzato sul mercato nuove scoperte gemmologiche ha avuto un sicuro effetto positivo di marketing anche se la celebre firma di
New York ha sempre negato il permesso all’utilizzo del suo nome.
Numerosi nomi sono stati attribuiti a questa pietra nel tentativo di evitare confusione con la marca:
Betrandite,
Opal Fluorite,
Spor Mountain Opal,
Utah Opal,
Lavender Fluorite, Ice Cream Fluorite.
Scherzando la si potrebbe chiamare
Utopalavandite per metterci un po’ di tutto. Ad ogni modo il nome
Tiffany Stone è talmente radicato fra gli appassionati che difficilmente potrà venir sostituito nell’uso comune.
Estrazione mineraria
Le prime attività minerarie nelle Spor Mountain risalgono al 1943 per lo sfruttamento della fluorite (Lindsey et al., 1973).
Lo stesso nome delle montagne deriva da Maynard Spor, che sviluppò l’industria della fluorite nell’area.
La fluorite in polvere era usata come agente fluidificante nella lavorazione dell’acciaio. Le diffuse mineralizzazioni a fluorite impregnano brecce di faglia e condotti vulcanici.
Nei primi anni ’60 è stata attiva per breve tempo una piccola miniera di uranio, la Yellow Chief Mine.
Lo sfruttamento del berillio inizia nel 1968 da parte della Brush Wellman Company che estrae la bertrandite: Be4(Si2O7)(OH)2.
Il berillio è il quarto elemento più leggero ed è molto importante per l’industria. Inizialmente utilizzato nell’industria elettronica, poi nella preparazione di ceramiche speciali, nei tubi a raggi X e nei reattori nucleari, è oggi considerato il metallo perfetto dell’era spaziale perchè serve per la preparazione di leghe usate nelle testate dei missili aerospaziali.
Nel 1998 la Brush Wellman stimò le riserve in 7028 milioni di tonnellate metriche ad un tasso medio del 0,259% di Be metallico.
Chiusura al pubblico
Fino ad alcuni anni fà la raccolta di campioni era libera e la Tiffany Stone circolava in discrete quantità sul mercato. In seguito però l’ingresso in miniera venne proibito dalla Brush Wellman per varie ragioni, una delle quali era di salute pubblica per il timore di berilliosi, una affezione respiratoria grave dovuta al berillio.
In realtà il berillio è un elemento troppo reattivo per potersi trovare puro nelle polveri di scavo. Semmai si può avere nelle fasi di estrazione del metallo dentro agli stabilimenti, che comunque si trovano a Elmore e a Cleveland, in Ohio, dove peraltro non si è mai avuto un caso documentato di berilliosi.
Ad ogni modo la Brush Wellman ha ricevuto moltissime offerte economiche per permettere lo sfruttamento dei noduli più belli di Tiffany stone, ma ha sempre rifiutato.
La prospezione fuori dalle concessioni della Brush Wellman Co., ha dato i primi frutti nel
2004 quando vennero scoperti affioramenti promettenti nalla Spor Ridge, a sud delle Spor Mountain, dove il Beryllium Tuff si incrocia con alcuni condotti mineralizzati a fluorite.
Oggi ci sono
4 concessioni che prendono genericamente il nome di
Spor Mountain Lavender Mines, gestite dalla famiglia di uno degli autori (S. T.).
Il materiale è di ottima qualità e molto simile a quello anticamente raccolto nella Brush Wellman Beryllium Mine. Semmai si può notare una maggiore componente viola a scapito dei toni rosa-arancio, indice di un processo di alterazione più spinto e quindi di una maggiore qualità per il taglio.
Già negli
anni ’40 i primi prospettori che cercavano fluorite avevano scoperto questi giacimenti, che però non vennero sfruttati proprio per l’alto tenore di noduli e di silice che impediva la polverizzazione della fluorite.
Si stima che almeno
30 tonnellate di grezzo da taglio siano uscite dalle concessioni della Brush Wellman Co. negli anni ’70 finchè la raccolta era permessa dalla società.
Dalle Spor Mountain Lavender Mines circa
3-4 tonnellate hanno raggiunto il mercato dal
2004 quando vennero iniziati gli scavi. Le prospettive per il futuro sono buone perchè si valuta in alcune centinaia di tonnellate il grezzo ancora da scavare.
Bibliografia
Christiansen E. H. e Venchiarutti D. A. (1990) Magmatic Inclusions in Rhyolites of the Spor Mountain Formation, Western Utah: Limitations on Compositional Inferences From Inclusions in Granitic Rocks. Journal of Geophysical Research, 95, 717-728.
Lindsey, D. A., Ganow, H. e Mountjoy, W., (1973) Hydrothermal alteration associated with beryllium deposits at Spor Mountain, Utah. U. S. Geological Survey Professional Paper, 818-A, 20 p.
Lindsey, D. A. (1999) Beryllium deposits at Spor Mountain, Utah. Geology of Industrial Minerals, 35th Forum, 73-77.
Scritto da: Marco Campos Venuti e Salem Thompson