Lo
smeraldo fu una pietra molto cara agli antichi sia in Oriente che in Occidente. Il problema della datazione della comparsa dello smeraldo è complicato dall’incertezza del termine usato dagli antichi per indicarlo.
Apparentemente in egiziano le parole
mafek o
mafek-en-ma erano genericamente usate per tutte le pietre verdi che erano o sembravano smeraldi.
In
sanscrito le pietre verdi erano conosciute come
marakat o
maraketa.
In persiano questa parola diventa
zamarrad o
zabargat, in arabo
zumurrud o
zamurrud in ebreo
baret ed in siriano
borko.
I greci la traformano in
smaragdos ed i romani in
smaragdus.
Da essa derivano le forme alterate
smeraldo,
émeraude,
esmeralda,
smaragd ed
emerald.
Il sostantivo
smeraldo è stato dunque sempre usato per i minerali verdi, quali malachite e serpentino, ma spesso non per lo smeraldo propriamente detto.
Non si conosce l’epoca precisa nella quale tale pietra ha fatto il suo ingresso nella società umana ma già gli antichi lapidari indiani - 1500-1000 a.C. - ne descrivono bene le qualità, i difetti e le virtù più o meno benigne che gli erano attribuite.
In Egitto era sicuramente usato al tempo della 18a Dinastia intorno al 1500 a.C. anche se alcuni egittologi propongono tempi ancora anteriori.
Se si accetta la Bibbia come referenza storica e scientifica, lo smeraldo era conosciuto fin dai tempi del vecchio testamento.
Il libro dell’Esodo [Esodo 28:16-18] descrive le dodici pietre del razionale del Gran Sacerdote:
"…la prima fila sarà costituita da sardonice, topazio e smeraldo…"
E’ menzionato anche nel Nuovo Testamento [Rivelazione 21:18-20] nella descrizione delle fondamenta della nuova Gerusalemme:
“…le prime fondamenta erano di diaspro, le seconde di zaffiro, le terze di calcedonio , le quarte di smeraldo…”
Il
berillo, nella varietà
smeraldo, era dunque molto conosciuto sin dai tempi più remoti; infatti
Teofrasto e
Plinio ne accennano in modo indiscusso.
Plinio stesso aveva già specificato che lo smeraldo ed il berillo non erano che una sostanza unica.
Il fisico
Cardano indicò lo smeraldo, per il suo colore verde, la gemma più grata all'occhio, la più nobile e la definì gemmarum omnium praetiosissima.
Effettivamente si può dire che il colore verde nelle gemme sia la tinta tra le più gradite in tutte le parti del mondo; in tutte le epoche infatti, specie presso i popoli asiatici e del Sud-America, le pietre verdi ebbero grande favore.
Hermann poi scioglie addirittura un inno al verde e così si esprime:
"
Il verde è il colore della speranza. Il verde è il simbolo della natura che si risveglia, della primavera, della vittoria sulla immobilità ghiacciata dell'inverno. Il verde è il segno della continuità della vita e della fertilità sul nostro pianeta ammantato di verde".
Nell'antichità il Regno dei Faraoni fu il principale fornitore di smeraldi ed è perciò probabile che tutte le pietre allora conosciute derivassero dalle miniere dell’alto
Egitto, quelle poi denominate di
Cleopatra per l'impulso dato alle stesse sotto tale regno.
Con sicurezza si può affermare che gli smeraldi egiziani ebbero grande diffusione in epoca tolemaica (304-30 a.C.), nel periodo romano (30 a.C.-395 d.C.) e bizantino (395-640 d.C.) e che le miniere furono sfruttate più o meno intensamente durante il
Regno del sultano Al-Kamel. Cessata la prosperità del prodotto, tali miniere vennero abbandonate.
Ma gli
smeraldi pervennero però ugualmente in Oriente, attraverso lunghi e penosi viaggi di apposite carovane di fenici ed armeni che acquistavano le pietre dalle tribù selvagge della
Scizia, antica regione della
Russia meridionale tra il Danubio e il Don.
Queste tribù avevano acquistato il mercato degli smeraldi (anche Plinio ci nomina gli smaragdi scitici) che venivano a loro volta forniti dagli abitanti selvaggi ed enigmatici di un paese gelido delle montagne a nord-est del Don.
Si diceva che gli smeraldi si formavano in grotte d'oro, sorvegliate dagli artigli feroci di guardiani e che soltanto la relazione diretta con gli spiriti e le anime dei morti dei suddetti misteriosi popoli dava loro il potere di impossessarsi della preziosa gemma.
Delle miniere egiziane, abbandonate, non si parlò più al punto da perdere quasi del tutto la conoscenza della loro ubicazione Per questo motivo nel
Medio Evo si credeva che gli smeraldi non fossero assolutamente mai stati trovati in
Egitto, bensì provenissero dall
'America attraverso l'
Oriente.
A richiamare l'attenzione su queste miniere fu, nel 1816, l'esploratore ed archeologo francese
Frédéric Cailliaud il quale, su incarico di
Ali Mohammed Pascià, allora
Viceré d'Egitto, ripercorse le carovaniere che dal Nilo conducevano alle zone minerarie di
Djebel Zabarah e di Djebel Sikeit. Fu soltanto in seguito alla riscoperta dei giacimenti egiziani ad opera di nel 1818, che tale dubbio fu chiarito.
Lo smeraldo continuò ad essere usato negli ornamenti preziosi pur nei tempi più foschi della barbarie.
La corona ferrea che Teodolinda donava nel VI secolo alla cattedrale di Monza fra i rubini e gli zaffiri aveva molti smeraldi.
Se ne trovano nella
corona di Agilulfo, restaurata dal celebre Anguillotto Braccioforte nel secolo XIV, ma molti anni prima della nascita di Colombo.
Ci sono smeraldi nella croce di Lotario, lavoro del IX secolo, e nella celebre corona di santo Stefano d'Ungheria fatta nel X.
Moltissimi accenni agli smeraldi sono riportati negli antichi lapidari orientali, arabi e medievali.
I Lapidari sono opere che si occupano delle pietre e delle loro molteplici qualità. A seconda dell’epoca in cui sono stati redatti e dalla nazionalità del loro autore essi hanno estensione, scopo e criteri strutturali assai diversi. A volte sono costituiti solo da poche pagine, mentre a volte sono dei veri e propri libri il cui contenuto si può ricondurre alla magia, alla scienza occulta, alla medicina.
Ciò che però si é portati a credere é che i lapidari veri e propri fossero simili a manuali, testi di consultazione per gioiellieri, amatori o addirittura re e principi, perché per essi dalle gemme che avevano nelle loro insegne, dipendeva la salute, la durata del regno e la felicità del popolo.
Il cosiddetto Medio Evo fu un fedele continuatore dell’evo antico e nei lapidari di questo periodo si ritrova tutta la magia e tutto il filosofeggiare scientifico dell’antichità.
Tra i molti lapidari medievali, ricordiamo il lapidario di Isidoro di Siviglia e il lapidario per eccellenza, scritto in esametri latini da Marbodo, vescovo di Rennes tra il 1067 ed il 1081 e tradotto in provenzale, francese, italiano, spagnolo, irlandese, danese ed ebreo.
Dice Isidoro di Siviglia dello smeraldo:
Omnium gemmarum virentium smaragdus principatum habet…
Fra tutte le pietre preziose di colore verde lo smeraldo è la migliore…
Genera eius duodecim, sed nobiliores Scythici, qui in scytica gente reperiuntur…
Ve ne sono di dodici tipi, ma i più noti sono quelli della Scizia che si trovavano presso la popolazione degli Sciti…
Secundum locum tenet Bactriani…
Al secondo posto vi sono quelle della Bactriana…
Tertium Aegiptii habet…
Al terzo quelli dell’Egitto…
I lapidari arabi cominciano nell’VIII secolo con Il libro delle pietre di Jabir Ben Hayyan.
Ricordiamo quelli di quelli di Muhammad ibn Mansur scritto nel XII secolo che classifica le pietre per peso specifico e durezza e descrive varietà e luogo di provenienza e Fior di pensieri sulle pietre preziose del mercante arabo Ahmed Ben Jussuf Al Teifash (Teifascite) che nel 1242 scrisse un trattato sulle pietre preziose, nel quale per la prima volta in occidente vengono citati i loro prezzi sui mercati del Medio Oriente.
Le pietre proposte sui quei mercati e classificate secondo la scala dei prezzi dell’epoca erano: il rubino, lo smeraldo, il diamante, lo spinello, l’occhio di gatto, lo zaffiro, lo zircone, il corindone giallo, il berillo, la turchese, il granato almandino.
Dice Teifascite dello smeraldo:
"Dei luoghi ove esistono le sue miniere.
Lo Smeraldo trovasi sui confini fra l'Egitto e l'Etiopia in un monte che resta dietro a Siene, e si estende verso il mare. In siffatto luogo pertanto osservassi le miniere di questa Gemma, dalle quali vien, essa a forza di scavi, - estratta in pezzi più o meno grandi..."
“Delle sue buone e cattive qualità.
Quattro sono le specie dello Smeraldo, delle quali la prima chiamasi zababi, la seconda basilicato., la terza bietolino , e la quarta saponato. La più costosa però, la più signorile e la più pregevole di queste diverse specie dello Smeraldo è per ogni rapporto lo zababi. Esso infatti è dotato d'un verde assai profondo, e non meschiato con alcun altro colore, ed ha di più una stupenda tinta, ed una bell’acqua. Si è dato a tal pietra il nome di zababi per la ragione che il suo colorito si rassomiglia precisamente a quello dello zabab, insetto il quale trovassi nella rosa in tempo di primavera [maggiolino n.d.t.] , ed è del più bel verde che esista. Riguardo alla seconda specie dello Smeraldo la medesima vien detta basilicato pel motivo che ha un color verde smorto al pari delle foglie del basilico. La terza specie si denomina bietolino per essere nel suo colorito consimile appunto alla bietola. Finalmente la quarta ed ultima specie dello Smeraldo dicesi saponato, poichè è all'incirca fornita del medesimo colore del nostro sapone...”
Gli smeraldi esistevano anche nelle culture pre-colombiane e vengono dal sito archeologico di Malagama, a nord-est di Cali nella Cauca Valley, molto lontano dai giacimenti attuali di Coscuez e Chivor.
Riebbe grande voga in Europa all'inizio del XVI secolo in seguito alle famose conquiste spagnole nell'America Centrale e del Sud; specie ad opera di Hernan Cortes (1485-1547) che portò da quelle terre ricchezze immense costituite da metalli e pietre preziose, e la Spagna divenne il paese più ricco del vecchio mondo.
Dal
1600 in poi si rientra nell’era moderna ed è tutta un’altra storia.
Lo smeraldo fu ritenuto simbolo di speranza, allegrezza e castità, nonché simbolo di
S. Giovanni Apostolo.
Torquato Tasso, nella (Gerusalemme Liberata, così canta: « e lieto ride il bel smeraldo... ».
Gli antichi dedicarono lo smeraldo a Venere perché lo ritenevano efficace ad impetrare le sue grazie.
Molte furono le favole e virtù attribuite allo smeraldo. Secondo
Plinio,
Cardano (1560) e molti altri autori, lo smeraldo conforta la vita e fa vedere per più lungo spazio. Va ricordato a questo proposito che Nerone usava uno smeraldo concavo attraverso il quale osservava lo svolgersi dei ludi circensi.
Mercuriale asserisce che lo smeraldo ingerito in piccolissimi frammenti, costituisce un ottimo rimedio contro i disturbi intestinali dovuti ad avvelenamento. Comunissima tra le tante virtù attribuite a questa gemma è quella per cui le donne prossime al parto potevano accelerarlo legando uno smeraldo alle cosce, oppure ritardarlo ponendolo sul ventre.
Portato al dito fu ritenuto apportatore di grande fortuna; però, se disgraziatamente esce dall'anello comunica la morte a quanti avvicina.
Lo smeraldo presso molti popoli venne ritenuto simbolo di castità e di verginità; a questo riguardo va riportata la favola ammessa da tutti gli antichi autori, secondo la quale lo smeraldo rifugge il congiungimento venereo e che in tale atto esso si spezzi se portato al dito dall'uomo o dalla donna. Viene a questo proposito citato il preciso fatto occorso al Re di Ungheria al quale, nella prima notte di matrimonio, al momento del congiungimento con la Regina, il magnifico smeraldo che aveva al dito si spezzò in tre pezzi.
E’ singolare come tutte queste favole, alcune persino documentate con esempi precisi di persone e località, vengano riportate da tutti gli antichi scrittori senza commento e senza ombra di dubbio!
E’ cosa accertata, invece, che nel
Perù, nella valle di
Mantu, gli indigeni adoravano, sotto il nome di Dea-smeraldo e Della castità, un magnifico smeraldo della grossezza di un uovo di struzzo.
I loro sacerdoti approfittavano di tale credenza per impossessarsi degli smeraldi che venivano trovati nel territorio, generalizzando la fede negli indigeni che, cosa graditissima alla Dea-smeraldo, era ricevere in offerta tali gemme in cambio delle quali la Dea avrebbe protetto da ogni male, vegliato sulla castità delle fanciulle e sulla fedeltà delle spose.
Conseguenza. di tale credenza fu che nelle feste solenni da tutti i paesi della valle gli indigeni accorrevano al santuario della Dea offrendo tutti gli smeraldi che possedevano. In tal modo i sacerdoti raccolsero una vistosa quantità di pietre che poi, allorché gli spagnoli occuparono il Perù, passarono in possesso di questi ultimi.
Pare tuttavia che il grosso smeraldo più sopra citato, cioè la Dea-smeraldo, sia stato trafugato dai sacerdoti e di esso non si ebbero più notizie.
Anche molti laghi erano venerati dagli indios in quanto ritenuti dimora delle divinità e per qualche tempo buttarono in tali acque, quale sacrificio, oro e smeraldi; sorsero perciò varie leggende circa i tesori che dormirebbero sul fondo dei laghi ed in particolare quelli di
Titicaca e
Guatavita.
Leggi scheda:
Smeraldo
Scritto da: Grubessi Odino