In
Nord America, geologi molto competenti si erano fatti le ossa in un mercato libero e in università di alto livello. In
Canada inoltre, operavano numerose piccole compagnie ribelli, dette
juniores, che si quotavano in borsa con azioni molto economiche (penny stock), considerate come biglietti della lotteria che avrebbero potuto convertirsi in grandi valori nel caso di una scoperta importante.
Chiunque si fosse recato in una università canadese tra gli
anni ’80 e
’90 si sarebbe reso conto di un fervore assolutamente unico.
Tutti lavoravano il doppio del normale, il fine settimana tutte le luci erano accese e i laboratori erano sempre occupati. C’erano liste d’attesa di mesi per qualunque tipo di analisi. Nel 1982,
Charles Fipke, geologo canadese, ex dipendente della Falconbridge, fondò la
Dia Met Minerals e si mise a cercare diamanti nel Cratone degli Schiavi, a nord di
Yellowknife, la capitale dei Territori del Nord-Ovest .
Nel 1989, dopo sette anni di ricerche, Fipke trovò grandi quantità di indicatori in una zona poco a nord del Lago di Gras, 450 km a nord est di Yellowknife.Tramite un prestanome, cominciò a prendere delle concessioni.
I Territori del Nord-Ovest sono il regno della tundra,
una infinita distesa di permafrost, dove cresce poca o nessuna vegetazione.
Vennero chiamate
Barren Lands dai primi esploratori proprio per la totale assenza di alberi e la mancanza di suolo (barren in inglese significa sterile).
È coperto in buona parte da specchi d’acqua profondi pochi metri e la mancanza quasi totale di vita fa si che l’acqua sia praticamente
acqua distillata.
Fipke poteva contare su l’aiuto, da Cittá del Capo, di
Gurney che gli analizzava i granati. Inoltre fu il primo ad avere una splendida intuizione: siccome
la kimberlite è più facile da erodere che le rocce circostanti e poiché tutte le Barren Lands erano state spianate per millenni da una spessa calotta glaciale,
era probabile che i camini kimberlitici fossero stati erosi in maniera più intensa, risultando depressi.
Le Barren Lands sono disseminate da migliaia di laghetti ed alcuni erano effettivamente circolari.
Ecco perché la loro scoperta resistette per tanto tempo alle ricerche di tanti geologi.
Nel 1990, quando Fipke trovò il primo laghetto, chiamò
Hugo Dummet, esponente della BHP Minerals,consociata della
Broken Hill Proprietary Company, una grande impresa mineraria australiana, e stipulò
unaccordo per lo sfruttamento del camino.
Ma bisognava fare in fretta e guadagnare tempo, prima che tutti si riversassero nel grande nord a cercare diamanti. Il
“segretismo” si fece paranoico, i prospettori di Fipke indossavano tute mimetiche. Il lago, che non aveva un nome, venne chiamato
Point Lake, per ingannare altri cacciatori di diamanti, poiché già esisteva un lago con quel nome sulle carte geografiche.
Nel settembre 1991 cominciarono le trivellazioni a Point Lake e i risultati furono sconvolgenti.
Avevano trovato un intero campo di camini ed erano molto ricchi.
Di lì a poco si aprirà una
immensa miniera, detta Ekati, che entrò in produzione nel 1998. Ekati ha una produzione stimata di 5 milioni di carati all’anno per 20 anni.
Oggi la proprietà della miniera è per il
20% degli scopritori Charly Fipke e del suo socio Stuart Blusson, mentre il restante
80% è della BHP. Nonostante le precauzioni di Fipke, l’intenso picchettamento delle concessioni attorno al
Lago di Gras stava dando nell’occhio.
Jennings fiutò le mosse di Fipke e nel 1990 anche lui cominciò a investire in quell’area e mandò
Leni Keough, una giovane geologa ventottenne, a campionare.
Leni trovò moltissimi indicatori, ma a Jennings mancavano i soldi. E anche la De Beers stava segretamente eseguendo ricerche nell’area.
Nel novembre del 1991, all’assemblea delle juniores di Toronto,
Robert Gannicot e Grenville Thomas, due intraprendenti direttori di piccole juniores, entrambi di origine inglese, decisero di contattare Jennings.
Era appena arrivata la notizia della scoperta della BHP e tutti si volevano cimentare in quell’impresa. Bisognava fare in fretta perché l’inverno era alle porte.
Aprirono una società, la
Aber Resources, e il 20 novembre i tre partirono per Yellowknife. Per non destare sospetti, Thomas e Jennings volarono in aerei differenti, albergarono in hotel differenti e cercarono di non farsi vedere insieme in pubblico.
Se fossero stati visti insieme, la notizia avrebbe destato clamore e molto geologi avrebbero sospettato che ci fosse sotto qualcosa di grosso.
Con temperature attorno ai 40 sotto zero e ostacolati da una potente bufera, Jennings e compagni picchettarono, in pochi giorni, concessioni per
250.000 ettari, che nel giro di un paio di mesi arrivarono a
500.000 ettari.
Grenville Thomas confessò che la sua, più che geologia era
closeologia (close in inglese significa vicino).
I giacimenti tendono a stare vicini tra loro e dopo il ritrovamento di
Fipke di Ekati, egli decise di picchettare tutto quello che ci stava intorno. Poi alla
Aber, i soldi finirono.
Le concessioni minerarie vanno richieste allo stato,
ma queste non vengono concesse se la società non è in grado di recintare il terreno con picchetti di legno a cui siano state applicate le regolamentari targhette di metallo.
Mentre normalmente i picchetti dovevano essere piantati nel terreno, per la fretta si fece il cosiddetto picchettamento aereo, cioè i picchetti venivano lanciati dall’elicottero.
Fu una gara contro il tempo, contro la tormenta e contro la De Beers che nello stesso periodo picchettò i suoi lotti.
Oltre un milione di ettari di concessioni vennero richieste tutto intorno ad Ekati.
Oltre alle concessioni, anche l’affitto degli elicotteri,il carburante e gli operai, erano spese interminabili e la borsa nei primi mesi della febbre dei diamanti nel grande nord, fu molto cauta.
Così
Thomas,
Jennings e Gannicot decisero di cercare un socio in grado di sostenere tutte le spese, comprese quelle immense dell’estrazione,e optarono per la più grande società mineraria del mondo, l’inglese Rio Tinto, già proprietaria della miniera di Argyle in Australia.
Appena la
Rio Tinto si lanciò nell’affare, la borsa esplose e una febbre prese convulsamente
tutto il grande nord che si riempì di esploratori.
Nell’estate del 1992 la BHP annunciò il ritrovamento di nove camini diamantiferi, ma alla Aber ancora niente.