Diamanti - Introduzione

Molte sono le storie sui diamanti che narrano di grandi fortune, di battaglie, di imperi, ma forse una delle più belle è una storia recente, svoltasi nel grande nord canadese nel 1994.
Una bella geologa neolaureata che dà il colpo di grazia al monopolio mondiale dei diamanti scoprendo il più ricco giacimento di tutti i tempi: Diavik.

È una storia molto americana, di giovani geologi rampanti che si sono arricchiti coi diamanti sopportando i freddi dell’artico canadese e i capricci della borsa, che hanno sfidato e battuto, senza un dollaro di capitale, il colosso De Beers che fatturava 4.000 milioni di dollari l’anno.

Dopo le battaglie per il controllo dei diamanti in Sudafrica, a partire dal 1869, nomi come Barney Barnato, Cecil Rhodes e Ernest Oppenheimer, contribuirono a costituire un monopolio mondiale che stabiliva prezzi e quote d’estrazione. Nessuno era in grado nemmeno di pensare di competere con i geologi al servizio della De Beers e dei mezzi a loro disposizione. Così che la De Beers si allargò dal Sudafrica alla Namibia, poi al Congo, al Botswana e addirittura alla Russia con la quale conseguì un fruttuoso accordo nonostante le differenze politiche.

Nell’impero delle gemme vigeva un dogma: soltanto la De Beers sapeva cosa conveniva ai diamanti. E da Johannesburg a Londra, la De Beers controllava tutto il cammino delle gemme, comprando inoltre, a qualunque prezzo, tutte le gemme libere che circolavano sul mercato.

In realtà, fino agli anni settanta, nessuno sapeva esattamente come si potesse individuare un giacimento di diamanti. Mancavano le conoscenze geologiche per capire cosa bisognasse cercare e quindi si sprecavano sforzi immensi per campionare tutto a tappeto, secondo griglie, cioè si raccoglievano campioni a distanze regolari, senza nessuna logica.

Se nel campione c’erano diamanti, si infittiva la griglia. Però i diamanti sono rari e quindi era facile passare sopra ad un buon giacimento senza vederlo.
Inoltre i diamanti si trovano in camini kimberlitici, cioè in particolari rocce con forma di camino verticale del diametro di poche centinaia di metri, o al massimo di un paio di chilometri, e questo rendeva ancora più difficile l’individuazione di un camino (vedi riquadro).
Inoltre solo un camino su 200 è diamantifero. Una cosa però era chiara, i camini sono concentrati nei cratoni, cioè i blocchi crostali antichissimi al centro dei continenti e quindi era lì che bisognava cercare.
Ma negli anni settanta alcuni geologi fecero scoperte che aprirono la caccia libera ai diamanti, fuori dal cartello De Beers.

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