Un caso particolare è senz'altro quello del diamante arancione, che sembra essere originato proprio da un'esatta combinazione di alcuni tipi di difetti reticolari.
Differentemente, esistono migliaia di diamanti gialli di varie tonalità e ancora maggiore è il numero di
diamanti marroni o “
champagne”. Analizzando lo
spettro d'assorbimento nel visibile, con l'utilizzo di uno
spettroscopio, si possono osservare molte analogie fra
diamanti gialli e marroni.
Rappresentando graficamente l'assorbimento della luce bianca, in funzione della lunghezza d'onda tra
400 e
700 nanometri, è possibile costruire uno spettro caratteristico di ciascun tipo di pietra. Gli spettri d'assorbimento del
diamante giallo e del
diamante marrone mostrano entrambi una trasparenza relativamente buona nell'intervallo del
rosso (
superiore ai 650 nm) e un assorbimento andando verso gli intervalli del
verde e del
blu (
da 570 a 400 nm).
Nel caso dei diamanti gialli questo fenomeno è tenue, poiché l'assorbimento prodotto è basso in tale intervallo.
I
diamanti marroni viceversa producono un maggior assorbimento nel
verde e nel
blu e spesso ciò si riflette in pietre più scure e meno brillanti.
È proprio il grado di assorbimento nell'intervallo del
verde e del
blu che determina la “nascita” del
colore arancio.
Purtroppo, a causa della rarità di campioni disponibili di
diamanti arancioni, non è stato ancora possibile determinare con esattezza la combinazione dei difetti responsabili della formazione di questo colore.