Scienza e Curiosità - Peter Carl Fabergé e la sua gioielleria

Peter Carl Fabergé, considerato l’ultimo dei grandi orafi, nacque a Pietroburgo il 30 maggio 1846 da famiglia di origine francese.

L’istruzione di Fabergé fu pianificata in funzione della sua futura carriera.
Così, quando nel 1870, all’età di ventiquattro anni, iniziò a lavorare nel negozio paterno di via Morskaja, Carl aveva ormai una formazione completa, artistica e tecnica insieme.

Il carattere ambizioso si manifestò subito con la decisione di trasferire il negozio in locali più ampi, sul lato opposto della strada, senza dubbio in previsione di una futura espansione.

Quando Fabergé prese in mano il negozio paterno, questo era una piccola ed avviata impresa che molti sarebbero stati contenti di limitarsi a dirigere, compiacendosi del crescente successo presso l’agiata clientela pietroburghese. Invece Fabergé decise di operare un coraggioso cambiamento di stile, passando dalla ridondante e costosa gioielleria allora di moda a qualcosa di più leggero con la creazione di oggetti nei quali la fantasia del disegno è di gran lunga più importante del valore intrinseco del materiale usato : una svolta sorprendente, profondamente innovativa rispetto al suo tempo.

Senza dubbio l’avvenimento centrale della carriera di Fabergé fu la sua nomina a gioiellerie di corte nel 1885. Senza questa carica sarebbe stato certamente un ottimo artigiano e un brillante designer, ma non sarebbe mai entrato nella leggenda.
La nomina gli fu conferita da Alessandro III, un uomo robusto, grosso, dall’aspetto rozzo e dal carattere burbero che sarbbe potuto sembrare estraneo al mondo raffinato e “miniaturizzato” di Fabergé.
Alessandro III era succeduto al padre, Alessandro II, promotore di una politica di riforme, che era stato ucciso da una bomba a Pietroburgo, vittima dell’oltranzismo rivoluzionario che andava diffondendosi nel paese. Alessandro III assunse invece un atteggiamento autoritario e si comportò come un monarca di stampo medioevale ; la nomina di Fabergé a gioielliere di corte, però, rientrava nello spirito dei principi del Rinascimento.

Tale nomina fu all’origine di una delle più belle creazioni di arte orafa di tutti i tempi, le celebri uova pasquali per la famiglia imperiale, che Fabergé produsse per oltre trent’anni.

Non si conoscono le esatte circostanze nelle quali ebbe inizio questa singolare commissione;
una suggestiva tradizione vuole che il burbero Alessandro III desiderasse donare alla moglie, Maria di Danimarca, qualcosa che le ricordasse il suo paese ; per questo Fabergé realizzò un uovo che era la copia di un uguale oggetto conservato nelle collezioni reale di Copenaghen.

Il dono ebbe grande successo e venne decretato che ogni anno Fabergé avrebbe creato un oggetto simile. Questo incarico, senza limiti di costo, diede all’artista la possibilità di ricercare la perfezione nell’esecuzione e nello studio del disegno, preoccupandosi solo del risultato: alcune uova imperiali richiesero anni per la loro realizzazione.
L’incarico fu confermato, dopo la morte di Alessandro III, nel 1894, dal successore Nicola II, che richiese a Fabergé due uova pasquali ogni anno: uno per la regina madre, Maria Fiorodovna, e uno per la moglie, la zarina Alessandra Fiodorovna.

Le uova imperiali, però, non erano che la punta di diamante di una lunga serie di commissioni che il titolo di gioielliere di corte comportava, destinate a soddisfare tutte le necessità della famiglia imperiale: oggetti per celebrare anniversari familiari o ricorrenze istituzionali, riconoscimenti a singoli o ad associazioni, omaggi a capi di stato in visita, ...una vastissima produzione di regali di ogni tipo - in oro, argento e pietre preziose - che impegnava gran parte del tempo e delle energie della maison Fabergé.

I Romanov inoltre erano uniti da una intricata rete di parentele alle altre famiglie regnanti d’Europa, in particolare quelle di Germania, Danimarca ed Inghilterra, e tutte desideravano possedere degli oggetti Fabergé.
In Inghilterra infatti ebbe grande successo grazie ai regali inviati in particolare dalla zarina Maria Fiodorovna alla sorella, la regina Alessandra. Edoardo VII ammirava molto il lavoro di Fabergé, tanto da commissionare all’artista numerosi doni di compleanno per la moglie, oltre a svariati omaggi da offrire alle signore che erano oggetto della sua reale attenzione: e, considerato il carattere gaudente del sovrano, si trattava di un numero piuttosto elevato.

L’ammirazione del re trovò seguito in quella dell’alta società inglese, che espresse il proprio gusto raffinato nell’acquisto di oggetti della maison Fabergé: il successo fu tale da suggerire l’apertura di una filiale londinese all’inizio del Novecento

Per soddisfare le richieste sempre crescenti Fabergé dovette espandere i propro laboratori.

Nel 1890 il negozio sulla via Morskaja raddoppiò la superficie e venne aperta una filiale ad Odessa, seguita da altre a Mosca, nel 1897, ed a Kiev, nel 1905. Nel 1898 venne addirittura costruito un nuovo edificio al numero 24 della via Morskaja, come sede di tutte le attività dell’impero Fabergè.


In quel periodo la maison Fabergé impiegava circa cinquecento lavoranti e produceva migliaia di articoli: nonostante l’intervento di moltissime mani, però, gli oggetti avevano un carattere ben riconoscibile, un’unità di stile, un’impronta che è frutto dell’attenta presenza di Fabergé, abile e sapiente regista di tutta l’impresa.

Ma la svolta politica che era nell’aria venne accellerata dalla disastrosa guerra contro il Giappone e, successivamente, dalla partecipazione al primo conflitto mondiale.

Nicola II era un uomo di grande fascino anche se, a differenza del padre, era debole di carattere. Come Alessandro III, tuttavia, era irrevomibile sulla questione della legittimità del potere assoluto. E anche la moglie, l’imperatrice Alessandra Fiodorovna, era strenuamente contraria alla concessione di una costituzione liberale perché, si diceva, voleva conservare una forte monarchia per il figlio Alessio.

Questa situazione rappresentava un terreno molto fertile per la diffusione delle idee rivoluzionarie sostenute dai bolscevichi che portarono alla rivoluzione di ottobre del 1917. Il nuovo assetto portò disordini, violenza, spargimento di sangue; l’intera famiglia imperiale - Nicola II, Alessandra Fiodorovna, le figlie Olga, Tatiana, Maria e Anastasia e l’erede al trono Alessio -venne fucilata.

Alla fine dei Romanov fece seguito quella della maison Fabergé.
E’ chiaro che nella nuova Russia i suoi oggetti preziosi non potevano avere mercato, perché non esisteva più la società privilegiata che aveva rappresentato la sua clientela.

Peter Carl Fabergé morì il 24 settembre 1920.

Con la sua scomparsa, divenne impossibile per la maison Fabergé continuare a creare gli oggetti che l’avevano resa famosa; due figli dell’artista, Eugene e Alexandre, aprirono una ditta a Parigi nel 1924 con il nome di Fabergé & Cie la cui produzione, tuttavia, non raggiunse mai il livello di quella precedente.

L’attività cessò nel 1940
.

Una grossa multinazionale americana ha acquistato i diritti per lo sfruttamento del nome e del marchio Fabergé;
la ditta Braganti Antonio srl, con sede in Firenze, ha la licenza per l’Italia, e distribuisce quindi in esclusiva, una serie di argenteria, cristalli e porcellane con il nome di colui che è considerato:
“l’ultimo grande orafo”.


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