Scienza e Curiosità - Jean Baptiste Biot e il polariscopio

Lo strumento che viene presentato, inventariato come polariscopio di Savart, è in effetti una versione costruttivamente semplificata del polariscopio che Jean Baptiste Biot (1774-1862) aveva ideato per mostrare la polarizzazione per riflessione scoperta da Malus nel 1808.

L'apparecchio è costituito da un tubo cilindrico di ottone (lunghezza 78 cm; diametro 7 cm), annerito internamente, che porta agli estremi due lastre rettangolari di vetro, aventi una faccia annerita, ciascuna delle quali, essendo libera di ruotare intorno all'asse passante per i perni, può assumere una qualunque inclinazione rispetto all'asse del tubo e può ruotarvi intorno, solidalmente con i due bracci di sostegno e con la flangia a cui questi sono fissati.
L'apparecchio, essendo privo di scale graduate per la lettura degli angoli di rotazione e dell'inclinazione delle lastre, era chiaramente destinato ad esperienze didattiche qualitative.

Se si toglie una delle lastre e si fa riflettere dall'altra un fascio parallelo di luce naturale che, dopo aver attraversato il tubo, incide su un polarizzatore (che funge da analizzatore), il cui asse di trasmissione è parallelo al piano di incidenza del fascio sulla lastra, si vede che, variando l'inclinazione della lastra, e quindi l'angolo di incidenza, varia l'intensità trasmessa che diventa sensibilmente nulla per una certa inclinazione.

Se poi, senza modificare l'inclinazione della lastra, si ruota il polarizzatore, si vede che l'intensità trasmessa varia passando per massimi e minimi che si alternano di 90 gradi in 90 gradi. Con quella inclinazione l'incidenza è brewsteriana e il fascio riflesso è totalmente polarizzato e vibra perpendicolarmente al piano di incidenza.
In questo esperimento la lastra di vetro è stata utilizzata come polarizzatore; ma una lastra di vetro, in incidenza brewsteriana, può essere utilizzata anche come analizzatore. Infatti col polariscopio di
Biot utilizzando entrambe le lastre in incidenza brewsteriana, o una sola di esse in combinazione con un qualunque altro tipo di polarizzatore, si ottengono gli stessi risultati.


Bibliografia:
Battelli - Cardani (s. d.), Vol. II, p. 654
Boutan - D'Almeida (1867), T. II, p. 487
Daguin (1879), T. IV, p. 562

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